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11/03/2013

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Le leghe di magnesio sono suddivise in diversi gruppi, a seconda delle loro caratteristiche e delle tecnologie produttive alle quali sono destinate.

Alle leghe per impieghi generici, destinate a una grande varietà di applicazioni, si aggiungono così quelle ad alta duttilità, spesso impiegate per componenti legati alla sicurezza, e quelle per alte temperature, resistenti al creep (scorrimento viscoso) e in grado di mantenere buone caratteristiche meccaniche anche  a caldo.

Inoltre, le leghe di magnesio vengono suddivise in quelle per lavorazione plastica, per pressofusione e per colata per gravità (in terra o, più raramente, in conchiglia).

 

Una ulteriore suddivisione si ha in base ai leganti impiegati, che vengono indicati da apposite lettere. Queste vanno a costituire le sigle che contraddistinguono le diverse leghe.

 

Così, ad esempio, la AZ 91 è costituita da magnesio più alluminio (9% circa) e zinco (1 %), la ZE 41 contiene il 4% di zinco e l’1% di terre rare, la AM 50 contiene alluminio e manganese e la WE 43 yttrio e terre rare. Un suffisso HP indica che la lega è di elevata purezza, cosa molto importante ai fini della resistenza alla corrosione.

 

La presenza di alluminio migliora la colabilità, la resistenza a trazione e quella a corrosione; se presente in percentuali considerevoli però questo elemento determina una diminuzione della resilienza e della duttilità.

Lo zirconio dà luogo a un affinamento del grano cristallino (importante in particolare per le colate in terra). La presenza di manganese è vantaggiosa ai fini della tenacità e della resilienza.

Le caratteristiche meccaniche alle alte temperature e la resistenza al creep vengono migliorate dalle terre rare (lantanidi), dal silicio, dallo stronzio e/o dal calcio.

 

Di recente sono apparse importanti novità, specialmente nel settore delle leghe per alte temperature, alcune delle quali sono state sviluppate partendo da altre preesistenti e già affermate. È il caso della AJ62, impiegata nel basamento bimetallico della BMW e in grado di lavorare anche a temperature dell’ordine di 175 °C, per la quale i ricercatori della Noranda sono partiti dalla nota AM 50.